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domenica 30 maggio 2010

Questi esempi permisero a un bibliotecario di genio

Questi esempi permisero a un bibliotecario di genio di scoprire la legge fondamentale della Biblioteca. Questo pensatore osservò che tutti i libri, per diversi che fossero, constavano di elementi eguali: lo spazio, il punto, la virgola, le ventidue lettere dell'alfabeto. Stabilì, inoltre, un fatto che tutti i viaggiatori hanno confermato: non vi sono, nella vasta Biblioteca, due soli libri identici. Da queste premesse incontrovertibili dedusse che la Biblioteca è totale, e che i suoi scaffali registrano tutte le possibili combinazioni dei venticinque simboli ortografici (numero, anche se vastissimo, non infinito) cioè tutto ciò ch'è dato di esprimere, in tutte le lingue. Tutto: la storia minuziosa dell'avvenire, le autobiografie degli arcangeli, il catalogo fedele della Biblioteca, migliaia e migliaia di cataloghi falsi, la dimostrazione della falsità di questi cataloghi, la dimostrazione della falsità del catalogo autentico, l'evangelo gnostico di Basilide, il commento di questo evangelo, il commento del commento di questo evangelo, il resoconto veridico della tua morte, la traduzione di ogni libro in tutte le lingue, le interpolazioni di ogni libro in tutti i libri.


Jorge Luis Borges
La Biblioteca di Babele, in "Finzioni"
Einaudi, 1995 [pag. 73]

Se in virtù di carità o disperazione

Se in virtù di carità o disperazione doveste mai trovarvi a passare del tempo in una struttura statale di recupero da Sostanze come la Ennet House di Enfield Ma, verrete a sapere molte cose nuove e curiose. Che il cuore degli alcolisti cronici - per ragioni che nessun medico sa spiegare - si dilata fino a due volte le dimensioni del cuore di un non alcolista, e non c'è verso che recuperi dimensioni normali. Che esiste una categoria di persone che porta la foto del proprio medico nel portafoglio. Che (una delusione) i peni dei neri tendono ad avere misure nel complesso uguali a quelle dei peni bianchi. Che non tutti i maschi Us sono circoncisi.
Che si riesce ad avvertire una specie di microsballo anfetaminico se si consumano in rapida successione tre Millennial Fizzy e una confezione di biscotti Oreo a stomaco vuoto. (Per avere il microsballo bisogna però riuscire a trattenerli nello stomaco, cosa che i vecchi residenti spesso non dicono ai nuovi).
Che l'inquietante termine ispanico per ogni malessere interiore che fa ricadere il tossicomane nella schiavitù della Sostanza è tecato gusano, che sembra essere una specie di verme interiore psichico impossibile da saziare o uccidere.
Che alcuni riescono nel sonno a estrarre una sigaretta dal pacchetto sul comodino, accenderla, fumarla fino alla fine e poi spegnerla nel posacenere accanto al letto - il tutto senza mai svegliarsi, e senza dar fuoco a nulla. Sarete informati che questa abilità si acquisisce normalmente negli istituti penali, il che ridurrà la vostra inclinazione a lamentarvi della pratica. O che neppure i tappi per orecchie in polistirolo espanso Flents modello industiale possono risolvere il problema di un compagno di stanza che russa se il compagno in questione è così gigantesco e adenoideo che le sue russate creano vibrazioni subsoniche che arpeggiano lungo tutto il vostro corpo e la vostra branda tremola come quei vecchi letti di motel che vibravano a metterci dentro una moneta da un quarto di dollaro.
Che riguardo alle funzioni sessuali ed escretive le eprsone di sesso femminile sanno essere volgari quanto quelle di sesso maschile. Che più del sessanta per cento di tutti gli arrestati per crimini connessi a droga e alcol dichiarano di essere stati oggetto di abusi sessuali da bambini, mentre i due terzi del restante quaranta per cento affermano di non riuscire a ricordare la propria infanzia con sufficiente precisione per dire qualcosa riguardo a eventuali abusi. Che alcune persone sembrano davvero dei roditori. Che certe prostitute tossicodipendenti hanno più difficoltà a smettere con la prostituzione che con la droga, fornendo poi una spiegazione che riguarda l'opposta direzione del flusso di denaro nelle due attività. Che esistono per l'organo sessuale femminile tante forme idiomatiche quante per quello maschile.
Che un paradosso poco menzionato della dipendenza da una Sostanza è il seguente: una volta che siete così schiavi di una Sostanza da doverla abbandonare per salvarvi la vita, la Sostanza schiavizzante è diventata per voi così profondamente importante che uscirete di senno quando ve la porteranno via. Oppure che a volte, dopo che la vostra Sostanza vi è stata portata via per salvarvi la vita, mentre siete inginocchiati per le preghiere obbligatorie della mattina o della sera, vi troverete a pregare perché vi sia consentito di perdere letteralmente il senno, di avvolgere la vostra mente in un vecchio giornale e lasciarla in un vicolo a cavarsela da sola senza di voi.


David Foster Wallace
"Infinite Jest"
Einaudi 2006
[pag. 239-240]

martedì 18 maggio 2010

Comiciò ch'era finita

Cominciò ch'era finita, come in tutte le avventure "lorenzacce". Fossi stato il miliardario Schopenhauer, non avrei certo scritto Il mondo come volontà e rappresentazione. Me ne sarei ben guardato: non si nasce per lavorare, spiegarsi, pensare; non si nasce nemmeno a de-pensare, perché anche questo è occuparsi del pensiero. Non si nasce a gestire, all'agire-patire: ci è tutto inflitto dalle circostanze. [...]

Si è costretti all'esserci trafelato: questo piegarsi alla rappresentanza, ai libri, a questa nourriture della quale avrei fatto assolutamente a meno. Non si scampa alla volgarità dell'azione, alla scorreggia drammatica della rappresentazione di Stato. Si è obbligati allo scandalo, quasi fosse la "prima comunione" con l'indifferente prossimo tuo, con l'odiato condominio che non detesterai mai quanto te stesso.


Carmelo Bene
"Autografia di un Ritratto"
da "Opere", Bompiani 1995 [pag. V-VI]

domenica 16 maggio 2010

È vietato l’ingresso ai non addetti al lavoro

È vietato l’ingresso ai non addetti al lavoro
È vietato il lavoro ai non addetti all’ingresso
È ingrassato l’addetto ai non vietati al lavoro
È lavato il gessetto ai non addetti all’ingrosso
È ingrossato il divieto ai non lavati di fosso
È addetto all’ingresso il non vietato al lavoro
È avvallato il lavoro all’ingresso del foro
È levato di dosso il divieto del tetto
È addossato il divieto ai non venati di rosso
È arrossato il viadotto ai derivati del cloro
È venduto il cruscotto con paletti di gesso
È ingessato il bompresso ai maledetti del fosso
È mozzato il permesso ai garetti del toro
È maledetto il congresso dei cavilli del moro
È forato il moretto nei contratti del coro
È contrito il foretto ai lavori del messo
È cessato il forzetto al divieto dell’oro
È venduto il merluzzo non senza decoro
È dettato il permesso ai verdetti del foro
È vietato l’ingresso agli addetti al lavoro.


Bruno Munari
"Attenzione Attenzione"

Nessun organismo vivente

Nessun organismo vivente può mantenersi a lungo sano di mente in condizioni di assoluta realtà; perfino le allodole e le cavallette sognano, a detta di alcuni. Hill House, che sana non era, si ergeva sola contro le sue colline, chiusa intorno al buio; si ergeva così da ottant'anni e avrebbe potuto continuare per altri ottanta. Dentro, i muri salivano dritti, i mattoni si univano con precisione, i pavimenti erano solidi, e le porte diligentemente chiuse; il silenzio si stendeva uniforme contro il legno e la pietra di Hill House, e qualunque cosa si muovesse lì dentro, si muoveva sola.


Shirley Jackson
"L'Incubo di Hill House"
Adelphi, 2004 [pag. 9]

Il signor L. Prosser era, come si suol dire, soltanto umano

Il signor L. Prosser era, come si suol dire, soltanto umano. In altre parole era una forma di vita bipede a base carbonio, discendente da una scimmia. In particolare, il signor Prosser aveva quarant'anni, era grasso e scalcagnato e lavorava per il consiglio locale. Abbastanza curiosamente era, anche se non lo sapeva, un diretto discendente, in linea paterna, di Gengis Khan. Ma miscugli razziali intervenuti in successive generazioni avevano talmente alterato i suoi geni che non si riscontravano più in lui le caratteristiche del mongolo, e che le uniche tracce della sua augusta ascendenza erano una gran pancia e una certa predilezione per i cappelli di pelo.
Prosser non aveva assolutamente la tempra del grande guerriero: era invece un uomo nervoso e preoccupato. Quel giorno era particolarmente nervoso e preoccupato perché gli era andata malissimo una questione che riguardava il suo lavoro (il suo lavoro era far sì che la casa di Arthur Dent fosse demolita prima del tramonto). [...]
Il signor Prosser aprì e chiuse la bocca un paio di volte senza riuscire a dire nulla: nella sua mente, per un attimo, si susseguirono immagini stranissime, ma terribilmente attraenti. Immagini della casa di Arthur Dent consumata da un furioso incendio, e di Arthur Dent urlante e in fuga dalle rovine fiammeggianti, con tre pesanti lance conficcate nella schiena. Il signor Prosser era spesso turbato da immagini del genere, che lo innervosivano alquanto. Balbettò confusamente qualcosa, poi riprese il controllo di sé.
- Signor Dent.
- Eh? Sì? - fece Arthur.
- Lasciate che vi dia qualche dato concreto. Avete la minima idea di che danno verrebbe a quel bulldozer se semplicemente ve lo facessi passare sopra?
- Che danno? - domandò Arthur.
- Nessunissimo! - disse il signor Prosser, e si allontanò infuriato, chiedendosi perché mai sentisse in testa uno scalpiccio come di mille cavalli tartari.


Douglas Adams
"Guida Galattica per gli Autostoppisti"
Mondadori, 1999 [pag. 13-16]

giovedì 13 maggio 2010

Mio Dio, mio Dio!

Mio Dio, Mio Dio! Da tanto tempo desideravo cominciare uno scritto con questa inutile invocazione. Ed ecco, almeno questo avrò fatto.


Tommaso Landolfi
"LA BIERE DU PECHEUR"
Adelphi, 1999 [pag. 15]

mercoledì 12 maggio 2010

Charles Freck, divenuto progressivamente sempre più depresso

Charles Freck, divenuto progressivamente sempre più depresso a causa di ciò che stava accadendo a tutti coloro che conosceva, decise infine di farsi fuori. Negli ambienti che frequentava, farla finita non costituiva un problema, bastava semplicemente comperare una grossa quantità di capsule rosse di barbiturici e mandarle giù con del vino da quattro soldi a tarda notte, staccando il telefono per non essere interrotti.
La fase della programmazione era interamente dedicata alla scelta dei manufatti che si desiderava venissero in seguito scoperti dagli archeologi, così che questi potessero evincerne da quale strato geologico, e dunque storico, si provenisse. E anche perché potessero ricostruire dove si trovasse la testa nel momento in cui s'era compiuto l'atto.
Trascorse diversi giorni nella scelta di tali manufatti. Molti di più di quanti ne avesse spesi nella decisione di uccidersi, e approssimativamente lo stesso periodo di tempo che gli era occorso per procurarsi tutte quelle capsule rosse. Sarebbe stato, dunque, ritrovato sdraiato sulla schiena, sul suo letto, con accanto una copia del libro di Ayn Rand La fonte meravigliosa (cosa che avrebbe provato che lui era stato un incompreso superuomo rifiutato dalle masse e pertanto, in un certo senso, assassinato dal loro disprezzo) e una lettera non ultimata alla Esso per protestare contro l'annullamento della sua carta di credito per la benzina. In questo modo avrebbe accusato il sistema e ottenuto infine qualcosa dalla propria morte, ben al di là di quanto la sua stessa morte avrebbe ottenuto.
In realtà, non riusciva a figurarsi con certezza quali effetti avrebbe sortito la sua morte e, in fin dei conti, nemmeno quelli che avrebbero conseguito i manufatti; ma, comunque, l'insieme avrebbe avuto il suo senso, e lui prese a prepararsi come un animale che senta essere giunto il suo tempo e che agisca seguendo una programmazione istintiva, fissata dalla natura, quando inevitabile s'avvicina la fine.

All'ultimo momento (proprio mentre s'appressava l'ora fatale) cambiò idea su una questione d'importanza capitale: prese, difatti, la decisione di mandar giù le capsule rosse sorseggiando del vino da intenditore, piuttosto che Ripple o Thunderbird. Perciò partì per un ultimo viaggio fino all'Enoteca Joe, specializzata in vini di classe, e comprò una bottiglia di Mondavi Cabernet Sauvignon del '71, che gli venne a costare la bellezza di trenta dollari, vale a dire tutto ciò che aveva.
Tornato a casa, stappò la bottiglia, fece prendere aria al vino, ne bevve qualche bicchiere e trascorse qualche minuto a contemplare la sua pagina preferita de Il libro illustrato del sesso, quella cioè che mostrava la posizione con la ragazza sopra; poi si portò la bustina di plastica con le capsule rosse vicine al letto, dispose nelle vicinanze il libro di Ayn Rand e la lettera non ultimata di protesta alla Esso, e cercò di sospendersi in un pensiero che fosse carico di senso ma senza riuscirvi, finendo soltanto col continuare a ricordare l'immagine della ragazza a cavalcioni. Infine, con un bicchiere di Cabernet Sauvignon, ingoiò in una sola volta tutte le pasticche rosse. Dopo di ciò, essendo stato compiuto tutto quello che si doveva fare, si lasciò andare sdraiato sulla schiena, portandosi sul petto il libro di Ayn Rand e la lettera, e prese ad aspettare.
Comunque, l'avevano fregato. Quelle capsule non erano di barbiturici, come invece gli avevano assicurato. Erano piuttosto di una qualche strana specie di sostanza psichedelica, di un tipo che non aveva mai buttato giù in precedenza, probabilmente una mistura di sostanze diverse, del tutto nuova sul mercato.
Invece di perdere lentamente il respiro, Charles Freck cominciò ad avere allucinazioni. Bene, pensò con filosofia, questo è il ritornello di tutta la mia vita: Sempre fregato. Doveva ormai accettare il fatto che, data la quantità di capsule che aveva ingoiato, sarebbe ben presto finito in chissà quale viaggio.
La prima cosa di cui ebbe la consapevolezza, fu una creatura giunta da altre dimensioni, che gli si era piazzata accanto al letto, guardandolo dall'alto in basso con aria di disapprovazione.
La creatura aveva molti occhi, disseminati per tutto il corpo, vestiva costosissimi abiti ultramoderni ed era alta circa due metri e mezzo. Inoltre aveva con sé un enorme rotolo di pergamena.
'Credo che tu stia per leggermi i miei peccati' disse Charles Freck.
La creatura annuì e srotolò la pergamena.
Freck, disteso impotente sul suo letto, aggiunse: 'E per farlo ci vorrà un centinaio di migliaia di ore.'
Portando tutti i suoi occhi sfaccettati su di lui, la creatura giunta da altre dimensioni disse: 'Noi non siamo più nell'universo mondano. Le categorie dell'esistenza materiale del mondo sublunare, come spazio e tempo, non sono più valide per te. Sei stato sollevato fino al reame del trascendente. I tuoi peccati ti verranno letti incessantemente, a turno, per tutta l'eternità. Questa lista non finirà mai'.
Se vuoi comprare qualcosa, procurati di conoscere prima il tuo spacciatore, pensò Charles Freck; e desiderò di riavere indietro l'ultima mezz'ora della sua vita.
Un migliaio di anni più tardi, stava ancora disteso sul suo letto con il libro di Ayn Rand e la lettera alla Esso sul petto, ascoltando colui, coloro che gli leggevano i suoi peccati. Erano giunti al periodo della sua prima elementare, quando aveva sei anni.
Diecimila anni dopo, erano arrivati al tempo della prima media.
L'anno in cui aveva scoperto la masturbazione.
Chiuse gli occhi; ma poteva vedere ancora quell'essere pluriocchiuto di due metri e mezzo, con la sua interminabile pergamena, che continuava a leggere, e leggere, e leggere.
'E poi...' stava dicendo.
Se non altro, pensò Charles Freck, il vino era buono.


Philip K. Dick
"Un Oscuro Scrutare"
Fanucci, 2007 [pag. 222-225]

martedì 11 maggio 2010

Selvaggio cresce il fiore della mia ira

Selvaggio cresce il fiore della mia ira
e tutti vedono la spina
che nel cielo affonda
stillando sangue dal mio sole
cresce il fiore della mia amarezza
da quest'erba
che i miei piedi lava
il mio pane
Signore
il fiore vano
che soffoca nella ruota della notte
il fiore del mio frumento Signore
il fiore della mia anima
disprezzami Dio
io malato di questo fiore
che a me germoglia rosso nel cervello
sul mio dolore


Thomas Berhard
"In Hora Mortis"
SE, 2002

Mi tolgo i pantaloni e le scarpe

Mi tolgo i pantaloni e le scarpe che ancora contengono avanzi di soldi di una terra fredda ed enigmatica e mi tuffo - e ci vuole una vita prima di toccare la superficie dell'acqua e mentre sono a mezz'aria vedo tutte le facce della gente! - e salto con la bocca aperta, aspirando a pieni polmoni, e l'aria è freddissima e l'acqua è freddissima ma io mi butto a capofitto, in una frazione di secondo, e per una frazione di secondo mi pare che anche il cuore mi si debba congelare. Giuro, per un attimo ho pensato che fosse la fine, ecco fatto, abbiamo chiuso, arrivederci. Giuro che per un attimo ha smesso di battere. Ma poi i suoni e le figure hanno ricominciato a danzarmi intorno, e per altri due irripetibili mesi ho vissuto! Abbiamo vissuto!


Dave Eggers
"Conoscerete la Nostra Velocità"
Mondadori, 2003 [pag. 396]

lunedì 10 maggio 2010

Quando arrivai da Leonard

Quando arrivai da Leonard, la sera della vigilia di Natale, sulle stereo di casa sua c'erano i Kentucky Headhunters a tutto volume che cantavano The Ballad of Davy Crockett, e Leonard, come per una sorta di celebrazione natalizia, stava appiccando il fuoco ancora una volta alla casa accanto.
Mi auguravo che avesse smesso di farlo. La prima volta l'avevo aiutato, la seconda volta l'aveva fatto per conto suo, e ora eccomi presente alla terza, in macchina. Il tutto avrebbe avuto un'aria dannatamente sospetta, quando fossero arrivati gli sbirri. Qualcuno aveva già telefonato. Molto probabilmente erano stati gli stronzi da dentro la casa. Lo sapevo perché potevo sentire le sirene in lontananza.


Joe R. Lansdale
"Il Mambo degli Orsi"
Einaudi, 2001
[pag. 3]

Ho fatto così tanto. Sono stato così bravo.

Ho fatto così tanto.
Sono stato così bravo.
Sono stato così maledettamente bravo.
Ero bravo all'asilo. Ero bravo alle elementari. Ero bravo alle medie. Al liceo ero bravo da fare schifo, non solo negli studi, ma anche socialmente. Ero bravo senza essere un secchione, senza essere quello che studia solo per l'interrogazione, a volte ero ribelle e impertinente e trattavo i miei professori al limite del consentito, eppure ero il preferito, e per riuscirci uno deve essere bravo fin quasi da fare schifo, me ne rendo conto adesso. Studiavo da bravo e avevo una bravissima fidanzata che ho sposato da bravo circondato da bravi amici dopo che mi era stato offerto un posto così da bravo che non ha fatto che spalancarmi le porte ad altri posti da bravo. Poi abbiamo avuto dei figli con cui siamo stati bravi, abbiamo trovato casa e l'abbiamo messa a posto da bravi. Non ho fatto che girare in tondo in tutta questa bravura per anni. Mi sono svegliato dentro, mi sono addormentato dentro. Ho respirato bravura e a poco a poco ho perso la mia vita. È così, me ne accorgo adesso. Dio non voglia che i miei figli diventino bravi come me.


Erlend Loe
"Doppler. Vita con l'Alce"
Iperborea, 2007
[pag. 46-47]

Ma se c'è una cosa che mi indigna ancora di più

Ma se c'è una cosa che mi indigna ancora di più, sono le persone prive di immaginazione. Quelle che T.S. Eliot chiamava "gli uomini vuoti". Persone insensibili che coprono questa loro mancanza di immaginazione, questo loro vuoto, con un ammasso di segatura, e senza rendersene minimamente conto se ne vanno in giro per il mondo a tentare di imporre a tutti i costi questa loro ottusità agli altri, mettendo in fila parole vuote e senza senso.


Haruki Murakami
"Kafka sulla Spiaggia"
Einaudi, 2008

Peter non impara assolutamente niente

Peter non impara assolutamente niente, anche se ne avrebbe bisogno a un punto così grottesco: è chiaro che è entrato nell'Istituto Bejamenta solo per farvi sfoggio delle sue prelibate stupidaggini. Forse vi diventerà abbondantemente ancora più stupido di quanto non fosse; e perché, del resto, dovrebbe essere impedito alla sua stupidaggine di espandersi? Io, per esempio, sono convinto che Peter, nella vita, riporterà un successo addirittura scandaloso, e, strano a dirsi, glielo concedo. E vado anche più lontano. Ho la sensazione - una sensazione molto consolante, pungente e piacevole - che in futuro mi toccherà in sorte un padrone, un sovrano e signore come potrà essere Peter: perché gli stupidi del suo tipo sono creati per farsi avanti, per salire, per la vita agiata e il comando, mentre quelli in certo senso intelligenti, come me, devono lasciare che il buon impulso che è in loro fiorisca e si afflosci al servizio degli altri. Io, io sarò qualcosa di molto umile, di molto piccolo. Il sentimento che mi assicura di questo ha la natura di un intangibile fatto compiuto. Dio mio, e con tutto ciò ho ancora tanto, tanto coraggio di vivere? Spesso mi faccio un po' paura, ma non per molto tempo. No, no, ho fiducia in me. Ma non è una cosa davvero buffa?


Robert Walser
"Jakob Von Gunten"
Adelphi 1970
[pag. 47]

sabato 8 maggio 2010

Sapere di poter fare meglio

Sapere di poter fare meglio, stimandosi da meno, la prossima volta, e che la prossima volta non ci sia, ed è una fortuna che non ci sia, ecco quello che può darci gioia per un momento.


Samuel Beckett
"Malone Muore"
SugarCo 1986
[pag. 270]

Einstein credeva nel Dio di Spinoza

Einstein credeva nel Dio di Spinoza, che si rivela nell'armonia del creato, ma non in un Dio che si interessa delle fedi e delle azioni dell'uomo: per me questo è ateismo.
Il vero problema è che la maggioranza della gente vive una vita miserabile, e ha un bisogno disperato di aggrapparsi a qualcosa: io credo che questo sia un meccanismo biologico di difesa, senza il quale forse l'umanità non sarebbe sopravvissuta. Solo una minoranza riesce a uscirne e accettare che questa vita è tutto ciò che c'è, e che quando è finita, è finita.


Harold Kroto intervistato da Piergiorgio Odifreddi
"Incontri con Menti Straordinarie"
Longanesi, 2006 [pag. 228]

Se si domanda a Tizio

Se si domanda a Tizio, che non ha mai studiato il cinese e conosce bene solo il dialetto della sua provincia, di tradurre un brano di cinese, egli molto ragionevolmente si meraviglierà, prenderà la domanda in ischerzo e, se si insiste, crederà di essere canzonato, si offenderà e farà ai pugni.
Eppure lo stesso Tizio, senza essere neanche sollecitato, si crederà autorizzato a parlare di tutta una serie di quistioni che conosce quanto il cinese, di cui ignora il linguaggio tecnico, la posizione storica, la connessione con altre quistioni, talvolta gli stessi elementi fondamentali distintivi. Del cinese almeno sa che è una lingua di un determinato popolo che abita in un determinato punto del globo: di queste quistioni ignora la topografia ideale e i confini che le limitano.


Antonio Gramsci
"Passato e Presente"
Quaderno 15, § 21