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domenica 16 maggio 2010

Il signor L. Prosser era, come si suol dire, soltanto umano

Il signor L. Prosser era, come si suol dire, soltanto umano. In altre parole era una forma di vita bipede a base carbonio, discendente da una scimmia. In particolare, il signor Prosser aveva quarant'anni, era grasso e scalcagnato e lavorava per il consiglio locale. Abbastanza curiosamente era, anche se non lo sapeva, un diretto discendente, in linea paterna, di Gengis Khan. Ma miscugli razziali intervenuti in successive generazioni avevano talmente alterato i suoi geni che non si riscontravano più in lui le caratteristiche del mongolo, e che le uniche tracce della sua augusta ascendenza erano una gran pancia e una certa predilezione per i cappelli di pelo.
Prosser non aveva assolutamente la tempra del grande guerriero: era invece un uomo nervoso e preoccupato. Quel giorno era particolarmente nervoso e preoccupato perché gli era andata malissimo una questione che riguardava il suo lavoro (il suo lavoro era far sì che la casa di Arthur Dent fosse demolita prima del tramonto). [...]
Il signor Prosser aprì e chiuse la bocca un paio di volte senza riuscire a dire nulla: nella sua mente, per un attimo, si susseguirono immagini stranissime, ma terribilmente attraenti. Immagini della casa di Arthur Dent consumata da un furioso incendio, e di Arthur Dent urlante e in fuga dalle rovine fiammeggianti, con tre pesanti lance conficcate nella schiena. Il signor Prosser era spesso turbato da immagini del genere, che lo innervosivano alquanto. Balbettò confusamente qualcosa, poi riprese il controllo di sé.
- Signor Dent.
- Eh? Sì? - fece Arthur.
- Lasciate che vi dia qualche dato concreto. Avete la minima idea di che danno verrebbe a quel bulldozer se semplicemente ve lo facessi passare sopra?
- Che danno? - domandò Arthur.
- Nessunissimo! - disse il signor Prosser, e si allontanò infuriato, chiedendosi perché mai sentisse in testa uno scalpiccio come di mille cavalli tartari.


Douglas Adams
"Guida Galattica per gli Autostoppisti"
Mondadori, 1999 [pag. 13-16]

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